Da città lontane non facevo altro che pensarti. La distanza non aveva stemperato né diluito nulla. Pronunciavo il tuo nome e con le dita tracciavo carezze immaginarie nell'aria. Ogni cosa che vedevo mi dava uno spunto per raccontarti qualcosa. Mi incuriosiva tutto perché sarebbe potuto diventare qualcosa da portarti in dono.
Tutto mi riconduceva a te. Tutto mi sembrava realizzato per te. E più pensavo a queste cose più mi sembrava che, forse, non era davvero finita. Sapevo che mi stavo ingannando. Non mi cercavi più e i tuoi pensieri andavano altrove. Sapevo ma mi ingannavo.
Fino a quando non ho letto quelle parole: "Ma finisce lì." Come un sasso lanciato in uno stagno plumbeo quelle parole hanno rotto la superficie del mio spirito e iniziato a tirarmi giù senza che potessi opporre la minima resistenza. Il sasso è consapevole che non può fermarsi né risalire. Deve arrivare al fondo, il punto più freddo e oscuro, per trovare un senso alla caduta.
"Sono spezzato", mi sono detto. Guardandomi vedevo solo un cumulo di frammenti, irregolari e appuntiti. Impossibili da ricomporre nella forma precedente. Ne ho osservati alcuni in cerca di qualche riflesso che potesse darmi risposte, un qualsiasi appiglio. Ma restituivano solo confusione.
La Frammentazione Rigenerativa non è il crollo. È ciò che accade dopo. È quando smetti di raccontarti una versione rassicurante di ciò che sta accadendo. Quando le narrazioni cedono, una dopo l'altra, e sai che non puoi più aggiustare, non puoi più interpretare.
È uno sguardo completamente privo di difese che ti obbliga a recuperarti. Tutto ciò che quello sguardo non è in grado di reggere viene lasciato sul fondo. Potrebbe restare poco, ma ciò che resta è reale e prezioso. Perché rende possibile cominciare una risalita stanca, zavorrata dal dolore del distacco.