Qualche giorno fa camminavo senza una meta precisa, attraversando strade che conoscevo bene ma con la sensazione che la direzione non dipendesse totalmente da me. Mi sono fermato davanti alla vetrina spenta di un negozio che vende oggetti che non servono più a nessuno.
Riflessa dalla vetrina, una figura ha attraversato il mio campo visivo e, per un istante impercettibile, ha esitato. Come se avesse riconosciuto qualcosa. Non qualcuno e nemmeno me in particolare. Ma qualcosa che sentivo le era familiare. Qualcosa che non sapevo ma che in qualche modo credevo di capire.
Non mi sono voltato. Ho lasciato che quella presenza rimanesse confinata nel riflesso, lasciandola lì, sospesa ed incompiuta. Due traiettorie che avevano deciso di non verificarsi fino in fondo.
Ci sono momenti in cui smettiamo di cercare attivamente qualcosa ma senza rinunciare a muoverci dentro una trama che sembra precederci. La deriva sincronica è una forma sottile di allineamento in cui le cose accadono senza essere inseguite. Gli incontri non sono il risultato di una volontà, ma frutto di una geometria invisibile. Nessuna tensione, nessuna attesa. Solo la sensazione che ogni passo sia in relazione con qualcosa che faremo meglio a rinunciare di comprendere.